lunedì 1 febbraio 2010

L’uomo senza lingua



Restava poco al bancone, pochi minuti, il tempo di un clarete e via... con la sua andatura altalenante, l’aura flebile, di chi si nota poco; ma aveva qualcosa nel viso, di pittoresco, elementi gommosi, tracce di sofferenza, gli occhi abbottati e curiosi malgrado quel suo continuo smascellarsi, quel suo modo di provare a masticare il mondo, visto che non riusciva a masticare altro che un brodino. Era quello il suo abituale aperitivo, brodo caldo e vino, liquidi solo ed esclusivamente liquidi, quasi a vivere in un mondo di bolle, a pensarci. La mancanza di una parte del tuo corpo può trasformarsi in un salto in dimensioni distinte, eteree, salti di materia. Il fluido era la sua materia, un fluido puro, senza gusto, né dolce, né salato. Quasi tutto il suo essere ne era pervaso da quel fluido, lo si leggeva nel suo viso, così molle e gommoso, nel suo parlare, senza la possibilità di scandire le lettere, emettere suoni gutturali, così comunicava.